


OLGA BERLUTI
Un dialogo continuo tra l’architettura e l’alta calzoleria dove il colore sfida la tradizione nel nome dell’unica donna bottier al mondo
Un’alchimia di pigmenti e oli essenziali si posa sulla pelle del mobile per catturare quel riflesso lunare che ha cambiato per sempre la storia dell’eleganza maschile. In questa visione pura, l’architettura celebra il genio di Olga Berluti, storicamente considerata la prima e unica donna bottier al mondo, una figura leggendaria che ha saputo trasformare la calzatura da accessorio funzionale a vera e propria opera d’arte vivente. Il tratto di Carlo Rampazzi si fa interprete di una complicità artistica di lunga data, un legame profondo nato da numerose collaborazioni e da una visione condivisa che unisce da sempre il mondo del design a quello dell’alta manifattura d’autore attraverso il linguaggio della materia.
L’omaggio celebra la rivoluzione della Patina, quella straordinaria tecnica di colorazione manuale che negli anni Ottanta ha rotto il dominio del nero e del marrone introducendo i verdi vibranti, i blu profondi e i rossi passionali nel guardaroba dell’uomo. Gli schizzi assorbono la sensibilità cromatica di Olga Berluti, traendo ispirazione da quei gesti artigianali che cercavano la luce notturna per dare profondità e anima al cuoio. Nelle annotazioni dell’architetto, la superficie del mobile si trasforma in una tela viva in pelle patinata, dove l’acciaio dei cassetti e il bronzo della calzatura scultorea convivono in un equilibrio audace e imprevisto.

Poggiare un volume architettonico su una scarpa in bronzo e su un ancestrale piede di leone etrusco significa sollevare l’arredo dalla sua funzione per portarlo nel regno del mito. Queste tavole nate nell’intimità dell’atelier non cercano il compromesso con la produzione in serie, ma rivendicano il diritto di esistere come il capitolo di una storia condivisa, un dialogo continuo tra artisti e una pura, intramontabile suggestione visiva.

