


La storia di una seduta manifesto nata nel 2011 e prodotta da Sergio Villa per sfidare il tempo attraverso una continua metamorfosi di pelle, materia e colore
Dal primo disegno del 2011 a una metamorfosi continua tra materia, sartorialità e sperimentazione per una seduta che si fa opera d’ arte totale

Ci sono oggetti che nascono per durare una stagione e oggetti destinati a rimanere per sempre. Opus appartiene a questa seconda famiglia. Disegnata nel 2011 dall’ architetto Carlo Rampazzi a partire da una prima intuizione cromaticamente audace, la poltrona prende forma grazie alla sapiente realizzazione artigianale di Sergio Villa — Mobilitaly, attivando un dialogo profondo tra la visione del pensiero e la maestrìa della tecnica.
Fin dal suo primo sguardo, l’ oggetto rifiuta una lettura puramente funzionale per affermarsi come una presenza scenografica autonoma. Anno dopo anno, Opus non ha mai smesso di evolversi, trasformandosi in una pratica di sperimentazione continua in cui forma, tessuti, lacche e dettagli di scultura mettono alla prova i confini dell’ arredo classico.









Nel corso degli anni il progetto si sviluppa come una vera e propria trilogia espressiva. L’ oggetto attraversa contesti inaspettati, perde rigidità, viene ricollocato e reinterpretato fino a superare la sua natura originaria per avvicinarsi a una dimensione artefatta, sospesa tra presenza fisica e rappresentazione d’ autore. Ogni singola edizione di Opus rappresenta un piccolo manifesto d’ anticonformismo. Una collaborazione duratura fondata sulla ricerca, sulla ridefinizione delle tecniche d’ ebanisteria e sulla celebrazione di un pezzo unico capace di cambiare pelle senza mai smarrire la propria anima scultorea.



